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Addio alla
Tsi
Piccola cronologia
1961
Nasce la Televisione della Svizzera Italiana.
1970
La televisione della Svizzera Italiana comincia ad essere seguita in Lombardia.
Nel corso del decennio la TSI e le altre estere vengono ritrasmesse in Italia da vari
privati italiani, tra cui la famiglia Marcucci di Lucca; in seguito però i ripetitoristi
sostituiranno quasi sempre la ripetizione delle tv estere con emissioni proprie.
1977
I ripetitori della Antre portano il segnale della Svizzera italiana fino al Mar
Ionio. L'accordo verrà poi disdetto, e la TSI scomparirà dagli schermi italiani.
1988
Guerra di frequenze tra Italia e Svizzera: per protestare contro le interferenze
dei privati italiani nel Canton Ticino gli svizzeri irradiano tre nuove potenti frequenze
verso l'Italia. A fatica si riesce a trovare un accordo tra i due Stati.
1994-95
Nuova guerra di frequenze tra Italia e Svizzera: l'oggetto del contendere è
l'Uhf 36, conteso tra Rai 3 Piemonte da Monte Penice e la Tsi da Castel San Pietro. Alla
fine si riesce a compatibilizzare i due canali.
1997
Nasce il secondo canale della Televisione Svizzera italiana.
2006
I vertici della Televisione Svizzera annunciano che l'Uhf 36, quello che
garantiva una ricezione della RTSI in parte di Piemonte e Lombardia, verrà spento il 30
giugno, in concomitanza con il passaggio definitivo dalla tecnica analogica a quella
digitale; contemporaneamente verrà spento anche l'H da Monte San Salvatore, tradizionale
frequenza della TSI ma oramai coperta da un privato. Il sito "Daxmedia" lancia
una iniziativa, "Daxmedia 4 Rtsi", per scongiurare lo spegnimento, ma purtroppo
inutilmente: il 36 e l'H scompaiono.
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Per andare all'iniziativa Daxmedia cliccare sull'immagine qui a fianco. |
Il 24
luglio 2006 i canali 36 da Castel San Pietro ed H (10-20) da Monte San Salvatore della
Televisione Svizzera Italiana rete 1 sono stati disattivati. L'H era stata la frequenza
tradizionale per la visione in parte della Pianura Padana, ma era stata poi coperta dalle
solite ed immancabili tv private; liberata a furor di popolo, era poi stata ricoperta da
una tv privata, tanto per cambiare; il 36 era stato creato dopo l'abbandono di quella
frequenza da parte del radar dell'aeroporto di Milano: la tv pubblica svizzera, insidiata
dalle interferenze italiane, si creò subito un nuovo spazio, scontrandosi frontalmente
con un segnale di Rai Tre Piemonte da M.Penice, ma alla fine i due canali furono
compatibilizzati.
Riassumiamo gli avvenimenti più recenti:
Non passi
lo straniero....
E' molto illuminante quanto accaduto a fine 2004: il ministro delle Comunicazioni Maurizio
Gasparri rifiutò la proposta del critico Aldo Grasso di fare entrare la RTSI nel
pacchetto digitale della Rai (alla fine non entrò nemmeno la San Marino Rtv; al suo posto
una tv cinese in lingua inglese, la Cctv9). La sola proposta di
Aldo Grasso fece alzare una barricata prima ancora che si potesse formulare una richiesta
ufficiale (del cui esito siamo ormai certi).
... che alle straniere ci pensiamo noi.
Il 7/7/06 la Commissione Culturale Italo-Svizzera constatava "che i programmi
televisivi delle maggiori reti italiane sono presenti sul territorio svizzero". Tv e
radio italiane, Rai compresa, entrano nel Canton Ticino (Daxmedia 4 RTSI ricorda: "il primo impianto Rai ad essere ospitato sul territorio elvetico
(Monte San Salvatore) risale agli anni Sessanta"),
la guerra di frequenze del 1988 fu causata dalle interferenze degli arrembanti ripetitori
italiani. Al contrario, i segnali svizzeri presenti da anni sono stati coperti spesso e
volentieri.
Di più: sul 57 da M.S.Salvatore è meglio fare poco affidamento, e sembra che dietro il
depotenziamento di una frequenza in cui molti speravano, l'Uhf 39 da Castel San Pietro
della TSI (sostituito nella maggior parte delle zone lombarde in cui era visibile da un
segnale digitale Mediaset da Valcava) ci sia una precisa richiesta delle autorità
italiane. Ma non c'era la libera concorrenza? Il fatto è che si accampa la solita scusa
dei diritti, e sul 39 c'è anche TSI 2 con il suo sport... la questione è comunque
analizzata in dettaglio nello speciale Una proposta per le televisioni estere
Vieni in auto e vieni piano, vieni a
Lugano, vieni a Lugano...
Gli svizzeri non puntano al successo commerciale, e lo si vede dalla loro programmazione,
migliore di tante altre, che ricorda quella della Rai pre-avvento Fininvest (oltretutto in
Svizzera sono rigidissimi sulla pubblicità, non si può interrompere un programma della
tv pubblica se non dopo 90 minuti, pena multe salatissime); non hanno cercato di coprire
tutta l'Italia coi ripetitori, anzi, come detto sopra, ad un certo punto hanno rinunciato
alla ripetizione fino allo Jonio offerta dalla Antre. .
E' anche vero che TeleMonteCarlo lo ha fatto ma alla fine è stata trasformata in una
delle tante tv private italiane, e che quando Capodistria è stata estesa in tutta Italia
sotto la gestione Fininvest, dell'emittente istriana aveva quasi solo il nome.
Ma è anche vero che se uno vuole trasmettere oltre il San Gottardo un minimo di ritorno
lo deve avere.
I segreti in orbita.
Una rete di ripetitori in tutta Italia costa troppo? Le due reti TSI sono già diffuse dal
satellite, e ci sono i posti prenotati su Hot Bird 7A, per completare il passaggio
dall'analogico al digitale anche in campo satellitare. Ed il satellite è a mio parere,
anche dal punto di vista economico, la soluzione migliore, per poter seguire non solo in
parte di Piemonte e Lombardia ma in tutta Italia (ed Europa) non la sola TSI 1 ma pure TSI
2, più i tre canali radiofonici .... ma le emissioni satellitari svizzere sono del
tutto criptate, le possono decriptare i soli cittadini svizzeri munendosi di una
apposita tessera. La cosa appare in Italia del tutto incomprensibile. C'è il problema dei
diritti delle trasmissioni non autoprodotte (v. lo speciale citato sopra), ma allora
perchè non criptare solo quelle, lasciando in chiaro le autoproduzioni della TSI, su cui
l'emittente detiene tutti i diritti, come fa la Rai? Tanto più che, cercando di affittare
4 ore sul digitale Mediaset, si puntava proprio a questo: diffondere le autoproduzioni
della Rtsi presso il pubblico italiano.
Non solo: gli svizzeri hanno diffidato le televisioni locali italiane dal ripetere i
propri programmi, sia pure gratuitamente, integralmente e senza inserimenti coomerciali, suscitando la reazione del sito
NewsLine. Questa posizione degli svizzeri, che si trincerano dietro il no
indiscriminato a qualunque richiesta, è tanto incomprensibile quanto non certo foriera di
simpatie.
Riguardo al problema dei diritti, ribadisco la proposta contenuta nel secondo di questi
speciali: creare un sistema di "sottodiritti" per il quale se non si detiene il
diritto di trasmissione per quel bacino, si paga una percentuale patuita (stabilita da
accordi precisi) della raccolta pubblicitaria sul singolo evento.
Stop con gli Ester Stones
Lo spegnimento di Uhf 36 e Vhf H è in linea con quanto succede da anni, ultimi episodi le
frequenze ex-Ponteco che da Capodistria passano a Tele+2 ed alla Rai e l'assorbimento da
parte di Canale Italia di quasi tutti i ripetitori che ripetevano la francese France 2:
per un motivo od un'altro i segnali esteri sono sempre più in ritirata, per la gioia di
molti in Italia. Ma tra quei molti non sono compresi i telespettatori, che possono
protestare quanto vogliono ma alla fine si ritrovano con dei canali in meno ed una
televisione imposta dall'alto, fatta di "reality", di pessimi spettacoli, film e
telefilm inguardabili, con prime serate su cui è meglio sorvolare. E con sempre meno
canali: l'ultima trovata è occupare frequenze con segnali digitali, a pagamento, che
ripetano per i telefoni cellulari quanto già trasmesso dalle altre reti (mentre negli
Stati Uniti stanno sperimentando il Dvb-H su altre frequenze). Ma l'etere non era un bene
pubblico limitato?
Con gli interessi che si muovono nell'etere, le tv estere sono solo un fastidio da
eliminare, mentre pluralismo e libertà di concorrenza sono solo dettagli. |
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