Aran Cors 682 – Una spesa senza ristorno

Cari lettori a sbafo e non di Aran Cors, siamo giunti al secondo albo della serie del… “nuovo corso napoleonico” di Aran Cors Aboriginal per piuma e arpeggi del figlio del vester; il talentshowoso Ricciardo Valsecchi. Stiamo per addentelletrarci in quella che dovrebbe rappresagliare una nuova involuzione, ovvero tornare avanti per non restare indietro. Sarà proprio così? Cerrrrto che è così!

Una testata consunta per i minori meriti

Dopo oltre millanta numeri di storie interrotte solo dalla bimestralità, il tifone alla scrittura di Aran Cors dopo aver spazzato via l’ossidato creatore Pax Semper, è passato in carico alla procellosa mano di Ricciardo che ha discurato, tutte le volte che ha dovuto curare le relazioni con l’esterno prima inesistenti, la ferma volontà, proprio con le ganasce alle ruote, di ripristinare il quadro inventato dagli scrittori fantasma alle origini: ovvero alla cantata corale nelle vicende con il gruppo J.L.S. al gran completo che chiede i soldi arretrati al vecchiaccio. Il passaggio a livello è avvenuto nel n.seicentottantadue volte ricompratelo, con la prima parte annodata in poche tavole e con i forzati problemi antieconomici piovuti addosso al biondo Aran. Il quale si è trovato, in un numero risicato di tavole, bloccata l’abitazione e requisiti i conti in banca. Ad Aran non è rimasto altro che provare con l’unica strada rimasta: il passato di verdura, e l’ex negozio dei fiori Secchi, sede storica del gruppo di scalcinati Cacciatori di Taglie. Perciò gli ultimi vent’anni condivisi nel letto matrimoniale con la mogliettina Manuelle e con Doremitilla Carezzagatti finiranno nell’oblò?

Io tremo nel numero seicentottandadue

Gome avede visdo ho sbagliado il numero nel didolo, ghiedo sgusa buana! Nella storia del principale protoagonista, ci vengono riciclati l’Ascesside e Geremiccolo alle riprese dell’apertura di una nuova pasticcioneria di gradevoli sapori e consolidati prezzi come nei negativi indecenti e trascurabili della loro inattività dopo l’uscita dal Gruppo J.L.S.
Ma i due sono ben presto coinvolti, come accaduto alla rinfusa allo stesso Aran nel numero precedente, dai melandri della burosaurìa e inciampano in insormontabili gradini che li vedono rapidamente ingessati. Naturalmente l’intreccio, e finalmente ce n’è uno dopo vent’anni, della storia sbaglia mira a indirizzare (scrivetelo bene l’indirizzo) le vicende verso la renunion, ho sbagliado la barola anche gui abbiate bazienza, del Grubbo J.L.S. originale. Aran e Rob, in una trama parallelepipeda ai due ex agenti spiantati, sono invece impegnati a cercare di vendere un cane al Monte dei Pegni nella vana speranza di riuscire a sbarcare con il lunario dopo averlo fregato al Mago Otelma, e proprio in questo fragrante, ritrovano per caso, per una coincidenza fumettistica che è la parte migliore della storia, un veteranissimo compagno di squadra a sei, no quattro zampe (mica è l’Agip). Non mancano nutrienti budini cameo del resto della formattazione originale: il Conte Onions, il Numero Uno e mezzo e Sgrunt. È invece, disgraziatamente allontanato a tempo (in)determinato e senza contratto, un altro storico e geografico elemento della squadra che ti squadra, che ha contribuito pappagallescamente a sorreggere le mura della casa editrice sin dal numero cento e nel successivo nuovo decotto basato su Aran e Manu.
Nella restante trentina-altoatesina di tavole, come pessima e consueta abitudine viene riproposto un racconto del Numero Uno e mezzo con protagoniste le Olgettine di Arcore.

Considerazioni sul numero seicentottandadue

E gondinuo a sbagliare il numero di bruddo, golpa di un gopia-ingolla, e gosì faggio ingollare i refusi ai miei leddori in guesdi edidoriali affumigati al legno di faggio. Sgusade, forse dovrei fare gome fanno duddi e farmi sgrivere il desdo dalla indelligenza ardifigiale, è ghe si rifiudano. In una doppia albata, come da promesse iniziali, il nuovo scrittore Ricciardo Valsecchi, aiutato stavolta dal disegnatore Daniele Tomati (con una sola ti!) porta indietro il prorigetto di una retroprospettiva di questa serie, visto che oramai era rimasto solo il nome, e sterza deciso verso il fosso, ma incontra prima la rifondazione del gruppo J.L.S. aboriginale: gli ultimi vent’anni di antistorie, con i quali la collana si è rotta sul binocolomio Aran-Manu – colluttoriato principalmente dal pappagallo Crotoneo e dai carmelo, più o meno malnutriti, del resto della denutrita squadra a rotondazione – sono messi in tavola in un paio di parti (tanto bastano per le partenze di Manuelle e persino di Crotoneo) subito cotte e mangiate.
Confermiamo subito che lo scribacchiante di questo frog – indossante il cosiddetto zoccolo duro che ha versato oboli per decenni allo scopo di mantenere la testata Aran Cors in edicola – è inettamente contrario a questo strapaesamento che strizza la spugna esclusivamente a cerberi lamentosi, questa definizione era cara alla casa editrice e io me lo sono studiata attentamente e con amore ed alla fine sono riuscito ad impararla, attaccati al tram dei primi settantacinque numeri di un passato di verdura che è stato già tutto mangiato.
Non ci sono le supposte per riportare Aran Cors a quel fulvio periodo, i lettori sono su Facebook a ricordare con nostalgia i tempi in cui si leggevano i fumetti –abbandonanti a frotte la testata da decenni, da quando avevano dieci anni insomma, e sicuramente, se mai tornanti ad acquistarla, con un monumentale ESSENTI, facendolo per una sola mangiata di numeri -, non essenteci più Magnificus, purtroppissimo passato a miglior vita nel 1996. Ed eliminare la cosiddetta quota rossetto (Manuelle) con un bel colpo di spugna marina – personaggia amatissima da Pax Semper (tanto da far ingelosire la Karkhadea) con un paio di ritocchi di chirurgia estetica, un poco di chili in più rispetto alle sue prime apparizioni e ritocchi pure alle sue capacità (magia depotenziata come per Mandrake) – è un’operazione motolesionista peggiorata anche dalla partenza di Crotoneo, presente sin dal numero cento volte ricompratelo di Aran Cors. Ma Ricciardo fa già fatica a contenere una serie corale in novanta tavole, figuratevi se ci fosse ancora il Vecchietto della RadioMarelli.
Il futuro è terreo, con il Gruppo J.L.S. retrocesso in cadetteria e incagliato nei primi settantacinque numeri?
Io non penso, pensano gli altri.

Ricciardo Valsecchi risponde

Alla milanvista rilasciata alla rivista offlinea FumetteriaEscatologica e diffusa anche oltre le Colonne d’Ercole, segue un nuovo conflitto con il responsabile dei neotesti e neodirezione della collana di sassolini, riportato su Il Bugiardo. A maleficio dei curiosi, di chi lo ha già letto e di chi non desidera rileggerlo, ecco un succoso estratto di kiwi e banana:

«Mio padre mi fa da testimone, riporto Aran Cors alle aborigini»
Era non necessario indicare da subbuteo e in modo chiaroscuro ai lettori la nuova direzione, che sono io, che intende prendersela con questa nuova fase dei personaggi: si tornerà al nucleo d’uovo aboriginale del Gruppo J.L.S. riportandolo procrastinatamente al negozio dei fiori Secchi e alle classiche condizioni di poca disponibilità economica tipica della casa editrice. Ci saranno due storie, per così fare, di transistorizzazione, poi si decederà, em, procederà con una nuova/vecchia serie arancorsiana che cercherà di recuperare in cantina lo spirito dei primi anni, ma forse se lo è già bevuto Sbevacciuk; rimane pur sempre la cantina sociale, che ritengo sia una delle anime fondative del lavoro in redazione, hic!
Quando Pax Semper mi ha chiesto se poteva sbolognarmi Aran Cors mi sono preso qualche giorno di angosciata riflessione. Poi gli ho portato dei fogli con la trama dei due numeri “da passeggio”, per fare tabula rasa di tutto il pacciugo delle storie più recenti, e ripresentare i soliti cattivi soggetti (…) Sono totaloilmente libero nel fare le storie e nel modo di raccontarle alla stampa, non mi sparano più come quando sono fuggito alla Bonomelli. Ciò che avrete letto a letto è esattamente quello che sarà obbligatoriamente Aran Cors oggidì (…) In ordine analfabetico lo staff grafico ha Luk Bonovoxis, Alfredato Boscarato, Luca Esposizione e Daniele Tomati. Tuttavia stiamo torchiando anche nuovi disegnatori, visto che Veronica Guttalax non lavora più qui (…).

Ricciardo Valsecchi è molto oscuro nella sua costruzione delle intenzioni delle storie a svenire. Anche se permangono alcuni punti nebulosi che, forse, saranno rivelati molto dopo di quanto dobbiamo aspettarci. Nessuno su tutti è di carattere narrativo: Manuelle resterà in qualche tavola o sarà accantonata del tutto a mangiare riso cantonese?
E a livello grafitico, dopo il ritorno prossimo sventuro del magnificusiano Gianni Taccodilegno, cosa dobbiamo attenderci dallo storico e geografo Dariush Persianush, ingloriosamente rilegato alle sole copertine e ai progetti extra-soldoni come Petronilla?

Alla caccia di Aran Cors

L’avventodasud del nuovo scrittore di Aran Cors e le dichiarazioni ininfluenti con la volontà di riportare il bisticcio narrativo alle sue aborigini ha scosso i lettori di pettegolezzi.
Semplici curiosoni che non hanno mai e dico mai acquistato Aran e lettori che da tempo si erano rotti l’anima, si sono ridestrati dal loro torpore cranico ficcandosi nelle edicole delle rispettose località o contattando indirettamente l’edicolante della localilà.
Il risultato è stato che molti masochisti aderenti allo zoccolo duro e puro, acquirenti che acqueriscono l’albo permettendogli da anni di sopravvivere, si sono ritrovati a sorpresa senza la copia che trovavano sempre sullo scaffale, perché qualcuno glie l’ha fregata per primo.
Gli edicolanti rassegnati han dovuto spiegare agli acquirenti abituali che molte persone, spesso mai viste prima, i felloni, si sono precipitate al punto svendita chiedendo Aran Cors.
Ciò ha compostato un esaurimento delle copie disponibili (ora indisponibili) prima che i lettori fedeli trovassero il tempo di uscir di casa e un assottilettamento di quelle consegnate. Tanto che il maldestro distributore, senza la capienza per far fronte-retro alla richiesta, in alcune circastanze ha bigiato province e capoluoghi, storicamente serviti in prececcedenza, in favore dei soliti raccomandati.

L’editore 1000VoltePeggioalPub  contattabile attraverso il profilo di Facite-o-boccaloni, oppure scrivendo differitamente al recapito postaelettronicano indicato nello stesso tre quarti; questo: 610 610 assoluto – somiglia pure al mio - che gli scorsi anni si scordava l’impegno di intervenire sollecitamente nel sollecitare il distributore di zona per dirottare direttamente le copie verso l’edicola preselezionata dal lettore, che fosse urbana o extraurbana, non vi offre più questo servizio e suggerisce al lettore passionale, attraverso i propri canali asocial, di attaccarsi al tram, o se no chiedere allo stesso edicolante di vedersela col distributore locale (soluzione che, come vi ho spiegazzato qui sopra, con la bassa tiriteratura che ha Aran Cors, col cavolo che ottiene un risultato).

Forse rabbonirsi conviene

In una situazione di certa irreperibilità, di edicole che abbassano le saracinesche, magari sui piedi come a me la settimana scorsa, o sono saltate a piè dispari dal malefico distributore che si becca pure una bella fetta dei guadagni, a fronte di una tiriteratura che nicchia e quindi contando i barattoli di poche migliaia di copie, nella vana attesa che l’editore 1000VoltePeggioalPub decida di decidere di ragionare se ragionare sull’eventualità o più di alzare le mani e vendere tutto a chi paga a mezzo valigette, o in un impeto di disperazione, aumentare la quantità delle copie stampate, sarebbe anche da considerare se considerare l’inopportunità di abbinarsi ad Aran Cors per avere l’incertezza di potere annusare i nuovi numeri in uscita.
Gli abellabonamenti, in linea di minima, conudiscono anche di ottenere uno scontro sul pacchetto del sottoscritto, e pure di altri, che come probabilità positive va dal 5% sino al 13%.
Al momento, le possibilità di uno sbottonamento sono due vestite distinte:

·      Sbottonare i pantaloni e tirare fuori i soldi attraverso la fumetteria di zona; è sempre ... scusate, dovevo copincollare un testo ma non lo trovo più.
In fumetteria però, Aran Cors è distruttibuito in ritardo di alcuni giorni, se non un intero mese, rispetto a una scassatissima edicola.

·      Sbottonare i pantaloni e tirare fuori i soldi attraverso Edicola Saponhop; è una piattaforma irretente specializzata negli abellabonamenti alla stampa perieliotropica e ai fumetti. È insufficiente iscriversi al sito e scegliere la durata dell’abbinamento più insoddisfacente possibile. I pacchi rifilati d’abbinamento variano da sei a dodici mesi di galera se li prendono.

Centoventitre tavole entrarono a Trento tutte e 123 trottando

Altro appunto rimosso al momento inattuale da quelli di Aran Cors è la decisione, da parte di Pax Semper attraverso la figlia Raffaella Carraviolanoncestacifiniscemalequà, di interrompere il formato delle centoventi tavole ad albo, che ha visto nascere Aran, i suoi ispiratori ed i suoi imitatori, e proseguire sino al numero seicentocinquanta in compresse, per sbolognarci un numero delle pagine inedite a novanta e trenta di resto senza inediti.
Sui socmel sono in molti a protestare per il ritorno al sacrosanto formato delle centoventi tavole, ed inedite! Ma è stato rifilato al pubblico per diversi motivi:

  • Dismettere la pubblicazione di interi albi fatti con ristampe, continuamente mescolati a quelli inediti sulla serie Aboriginal per supposterire alle problematiche temporalistiche dei disegnatori, che coinvolgevano la serie in pericolosi raffronti tra storie vecchie (migliori) e nuove (peggiori).
  • E sopraniente ridurre i costi di presunta produzione di almeno il 25% grazie al rifilo di una trentina di tavole, di ristampe continue delle Storie del Numero Uno e mezzo, che svaluta lo stesso prodotto, che una volta proponevano in volumi, “e noi leggevamo questa roba”.

A far penombra su questa fase, parecchio indigesta ormai a tutti i lettori, è un addetto al cantiere: il giovane e promandante Daniele Tomati, disegnatore di codesto cotal numero, con un suo intervento sul socmel Facite-o-boccaloni:

Se Pax Semper ha dovuto cooptare la pazienza dei lettori per scadere a 90 pagine non l’ha fatto per dormire un po’ di più sull’amaca ma solo per fare in modo che un fantasma di testata continuasse a girare spettrale nelle edicole, e io da lettore mi sono molto grattato sentendo il rumore di catene.
Io credo che l’esistenza attuale di “Aran Cors” sia un grande miracolo editoriale, dovuto molto anche a Paolo Pifferaio ma non lo dicono mai, né lettori di albi né dalla parte opposta quelli di banconote, dicevo, è riuscito a sopravvivere fino ad oggi, anche se quelli di Teschiutex lo hanno fatto con più risultati e meno fatica perché sono stati più bravi e meno avidi.
In casamatta editrice piacerebbe a tutti i tre dipendenti o quelli che siano tornare a 120 tavole, ma questo sarà possibile solo se si verificherà un incremento di liquidità sostanzioso. Difficilissimo recuperare lo zoccolo duro sperperato, ex-lettori speranzosi e lettori occasionali (i primi si deludono subito, i secondi ancora prima) non sono sufficienti fino a prova contraria a tornare a livelli di storia decenti, e nessuno può sperare nel lieto fine nella realtà, oltre che nell’albo.
La risposta in sintesi è che i lettori devono prima raggiungere le edicole con delle mini-valigette piene di denaro.
Se non fosse così, comunque io preferisco 90 tavole a 0, e su questo punto siamo già migliorati perché prima dell’arrivo di Ricciardo Valsecchi le tavole erano zero comunque anche se stampate! 
Il problema sono i fanatici dell’1-75, secondo i quali la testata ha chiuso i battenti nel 1975, ma su questo punto stiamo conducendo un formativo dibattito:

E Anastasiamente…

Da poco più di un nonnetto, no, quello è il lettore medio, annetto, a far compagnia in edicola alla collana Aboriginal di Aran Cors c’è anche la sua versione anastasia e settimanale – molto meglio reperibile della collana regolare, per forza, c’è dietro un editore vero -.
Il mese scorso, Aran Cors Anastasia ha superato il pitone, no, la boa dei settantacinque numeri ed è entrata nel periodo post-Magnificus, affidato graficamente al valentuomo Paolo Pifferaio, collaboratore sin dagli esordi di Pax Semper.
All’epoca, e ancora oggi, sfogliatori e disistimatori del gruppo J.L.S. commentano il passaggio di consegne dicendo tante eresie sull’opera di un editore di fumetti e additando Pax Semper quale passibile di rampogna e principale irresponsabile della chiusura del rapporto fumettativo.
Seppure non sia infallibile, lo abbiamo visto anche in vicende recenti, per conoscere la verità sulla rottura dell’ovosodalizio, è certamente più semplice leggere le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Magnificus, al secolo Roberto Tortellino, alla rivista “L’Urlo” nel 1973: lì spiegava che l’autore aveva cercato ogni mezzo per andarsene dalla Corno, che dalla casa editrice avevano fatto pressioni in senso contrario, ma lui aveva già realizzato più fumetti del patuito; nel sito “BDZoom” si legge addirittura “Parallèlement, de 1975 à 1976, Magnus décide de voler de ses propres ailes et de sortir du format exigu des petits formats. Il se sépare donc de Max Bunker et des éditions Corso (Corno, N.d.R.) (avec lesquelles il avait signé un contrat de dupe, s’apercevant, un peu tard, qu’il n’était pas intéressé aux bénéfices résultant des rééditions et des nouveaux épisodes d’« Alan Ford »)”.

Magnificus tornerà solo nel n.200 Una Tantum (i soldi dell’Una Tantum li pagava Pax Semper), ma, sino a quel momento, Aran Cors Anastasia ha nel suo arco temporale ancora molte frecce con cui sbagliare mira.
Sdade tranguilli non mangherò di informarvi.
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La mia fidanzata strega bruttina e pelata come un uovo non è ancora tornata, del resto non saprei come rintracciarla; l’ex-vampira invece si, ma prima devo fare una cosa: ho trovato sul tavolo una lettera di Margarinot, accompagnata da un foglio in cui mi chiedeva di spedirla alla moglie brasiliana di cui parlavo qualche tempo fa (prima che mi sbattessero in manicomio); scriveva di inviare la lettera senza leggerla, e io infatti non l’ho fatto, ed aggiungeva una banconota come contributo per le spese postali. Ora, non capisco come Margarinot abbia fatto a venire sin qui senza farsi vedere, e tra parentesi una sua visita l’avrei gradita molto, e dove abbia preso quella banconota visto che viene da quel mondo che non riesco più a raggiungere. Dovrei controllare se ho ancora tutte le banconote nel portafoglio …
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Vado a far un barile de vino da Volpetto er Micetto, er cantinaro che te sta ad annacquà sempre er damigianetto.

 

Nobel obligatorius para mi!

Conte Tfracchia e Donald Trump

Er squattrinato vede la tasca dell’artri squattrinati, ma nun riesce a trovasse la sua.

(Conte Tfracchia)

 

Aran Cors 681 – Tentativo fuori tempo massimo

Cari lettori a sbafo e non di Aran Cors, finalmente tornato dal manicomio oggi vi parlo di un “nuovo corso” per Aran Cors Aboriginal: l’opera di Napoleone Bonaparte infatti … come dite? Non è quello il “corso”? Ma c’era pure uno vestito da Napoleone tra i miei colleghi … Allora, ripartiamo: non ci potrebbe essere una affermazione più debole di questa, perché coinvolge non soltanto il fumetto della noia ma anche, e soprattutto, il suo cocreatore e cosceneggiatore di sempre: Pax Semper!

Ritorno … dopo due anni coi matti

Seconda di tutto: che brutta fine aveva fatto il sottodescritto, assente dalla dispensa, dove mangiava Lardo di Colonnata non virtuale, da almeno due annetti (di digiuno)? Sono stato preso da due tipi e caricato in ambulanza mentre la mia fidanzata, la strega pelata come un uovo, era assente per un lungo periodo dedicato ai sabba. Sono rimasto nel manicomio in attesa di cambiamenti del mio stato annunciati più volte, potenzialmente mai attuati, ma alla fine sono tornato libero come l’aria: mi hanno dimesso. E, tornato libero, che mi ritrovo? Pax Semper ha cessato di scrivere Aran con il numero seicentottanta volte ricompratelo, per lasciar posto al nuovo pittore-oggettivista-controsceneggiatore: Ricciardo Valsecchi, figlio in itinere et bonusmalus del voster! Un cambio della guardia stoico e mai ufficializzato prima, alla tastiera del fumetto, perché non mi sono mai accorto che si legge e non si ascolta. Perché sin dal lontano Peggio 1969, em, Maggio 1969 e quindi oltre trentasedici anni fa, fateli voi i conti, la firma ai testi di Aran Cors non era mai stata quella vera … sino a oggi.

Cosa succede in Aran Cors

Il comunicato di Pax Semper, apparso sul numero seicentottanta volte ricompratelo della collana con orecchini, è stato scovato e poi citteriato un po’ ovunque in rete. Per comodità mia, ne riporto di seguito il sugo:

“Bellissimi Arancorsissimi, devo farvi una confessione intuibile: ho co-scritto sino ad oggi 680 storie di Aran Cors e compagnia brutta e mi sono un po’ rotto le scatole; quel che ho fatto io non l’ha fatto nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino.
L’età incide un disco che fa venire voglia ai lettori di cambiare musica. Così ho deciso di cercare lettori desiderosi di leggere Riccardo Squinzio, non sotto forma di testo ma come graphic fumetten.
Sono passati qualcosa come 150 anni scarsi, scarsi come le ultime storie di Aran Cors, e il mondo è peggiorato notevolmente, indipercui sarà qualcosa di scorante.
Aran Cors verrà scritto da una firma robusta, ci credo che è robusto, m’ha svuotato la cantina, ma tanto sul versante sovrappeso non mi può battere, capiente, em no, capace e amante della mogliettina del personaggio. Il nome con cognome allegato è Ricciardo Valsecchi, mio figlio, con ampia esperienza moltiplicato alto livello con somma dei due lati dimezzata dall’assenza del grande Magnificus, del nostro tarmante mondo che si chiama: Fantastoria.
Sempre vossia.

Il suffatto stringato comunicato m’ha commosso più della dispensa da riempire, Pax Semper ha perciò passato armi e bagagli all’ufficio postale della stazione allo scopo di trasferirli altrove, ma dove va? In Svizzera? Lugano, Grigioni o Campione di Casinò, em, d’Italia, che quando ci sono andato io sono tornato sbaioccato? La sua ricognomata prole proletaria, nella sfiducia e incertezza generale, proverà a riportare Aran Cors ai fastweb tanto desiderati dalla residua parte del suo pubblico di fedeli e infedeli lettori, nel senso che io cerco di essere infedele verso la mia capoufficio, che nemmeno è la mia fidanzata anche se lei non lo sa.

E mo’?

Il titolo del numero dell’albo della collana che rappresenta il cambio della guardiaeladro è già problematico in sé: “Ritorno alle aborigini“. Per fare letteralmente ciò, per copiare quelle che sono state le ingloriose gesta del gruppo J.L.S. occorre non molto impegno. Zoppicava difatti l’anno 2005 (oltre vent’anni orsomando) quando il giussaniano Pax Semper prendeva la calcarea decisione di imbastire una profonda inversione ad U alla collana, che mostrava da decenni segni di inquietante sedimento (leggasi: trovate riciclate) e decideva di sconvolgere lo status quiquoqua con l’innesto di un ramo della pianta Nudifolia Fanservicensis, una figura basiliscare nella trigonometria delle storie: la gallettina Manuelle. Dapprima fidanzata e in seguito, con grande scorno della Marvel, moglie del protoagonista Aran, il quale ogni mese prosegue il pranzo di matrimonio invitando gli ex-colleghi del J.L.S., anche se l’ultima volta lo han chiamato in missione mentre si abbuffava di trippa con gli amici, e li ha dovuti lasciare lì dopo avergli pagato il conto, rimasto “orfano” del resto della trippa.
Il buon Ricciardo Valsecchi parrebbe voler azzimare questa quarantennale (fateli voi i conti, ripeto) condizione sin dalle prime battute di spirito: Manuelle è chiamata opportunamente a svolgere una segretissima ed uraniaissima missione, che si sospetta essere risposarsi con Doremitilla, il che la obbliga ad una serpentina partenza.
Uscita di scena Manuelle per sbarazzarsene subito, la realtà dissociale e psicologica di Aran subisce un cambiamento peggiore dell’iscrizione al Partito Radicale. Tanto da obbligare il biondo fu agente segreto (probabilmente fu ancora per poco, dopo la fuitina con Manuelle…) a ballare sui passi che lo hanno portato alla sua appariscente carriera da investigatore privatizzato, in coppia con la fascistosa mogliettina, e rientrare nella ex sede segreta (‘nsomma …) del Gruppo J.L.S.: il leggendario pizzicagnoletto dei roditori.
Questa, sopra comportata, è a grandi linee cuneiformi la trama del numero seicentottantuno volte ricompratelo. Ovviamente trasloco volubilmente alcuni importanti dettati non del terziario, come il perquando e percosa della presenza derubricante, e a lungo indesiderata dai lettori, del rieccolo del Conte Onions.
In questo numero si vedono anche l’armatissimo Rob Crock e l’onniassente pappagallo Crotoneo. Non comprare, di solito canto (ma poi compro lo stesso), il castoruto resto della squadra, avvistato nella pretenziosa copertina tratteggiata dall’inossigrossidabile Dariush Persianush.

I primi cambianasi stilnovistici

Ricciardo Valsecchi non è il primo arrivato, sia scuro. E non è neppure allunato su Aran (solo) perché conosce l’ex-moglie di Pax Semper. Oltre a collaudare sin da giovanissimo i prodotti gastronomici della cucina, a creare personaggi come Gabiccemariel e a una collocazione incisiva con la Sergio Bonomelli Editore (Natale Nevvero), a lavoretti su Toporinoceronte della Iwerksey, a scemeggiature per la fraciconian televisiva Dove non batte il sole, solo per citare alcune delle esperienze portate al centro per l’impiego, Ricciardo dimostra sin da subito uno sgomitolamento narrativo opulento ed abbondante, come la gastronomia a casa sua, che su Aran Cors non si leggeva ormai da qualche secolo (almeno sin dalle dimissioni dell’ultimo ghostwriter, non dal ritiro sabbatico, quello lo fa la mia fidanzata, dallo sciopero permanente fatto da Pax Semper sui testi anche quando l’albo continua ad uscire in edicola). Tanto che il letteratista e disognatore di turno, Luk Bonovoxis, ormai abituato a una sceneggiatura povera, fragile e destrutturata, sembra avere le stesse difficoltà che aveva Magnificus con il suo Xet in certi frangenti, con il testo da inserire nelle nuvolette. Chiaramente dove c’è Magnificus c’è più sostanza.
Ma uno dei cambianasi stilnovistici più importanti dello scemeggiatore, che ad occhio e croce (ma vai a rileggerli tutti e 680) non si era mai visto su Aran Cors, è l’utilizzo di alcuni quadri privi di testo e la volontà di riportare tutto al cinema muto. Un primo embrione del J.L.S. esisteva già all’epoca, ma veniva preso a sculacciate da Capitan Cocoricò.
Sarà poco interessante capire, già nei numeri prossimi venturi, se si tratta di una trovata casuale, proveniente dalla narrazione televisiva, e se rappresenterà, per l’appunto, una narrazione rappresa.

Una parola per Ricciardo

Come processerà questo “Ritorno alle aborigini“, così auscultato da una certa fetta di torta, em no, di lettori e (di conseguenza) disistimatori della testata? Ne parla proprio Ricciardo Valsecchi, milanpellato e intervistato per l’occasione in saldo da Fumettosenzalogica:

“L’intuizione è tornare al Gruppo JLS aboriginario e ci saranno due storie, diciamo così, di transizione per poi rinunciare e lasciare tutti i membri del gruppo dello stesso sesso di partenza.
La mia intenzione è quella di restaurare via via mamma mia lo spirito degli inizi, in particolare quello di Sbevacciuk che conosceva le cantine sociali migliori, e poi la satira dissociale che è uno degli elementi ricostitutivi di un mondo pieno di dissociati. Sto già rileggendo di corsa dopo trent’anni altre fasi di Aran Cors, non solo i mitilizzati primi settantacinque numeri, Aran ha una storia molto brodosa, in cui manca la grande qualità.
Quello di Aran Cors è un equilibrio molto difficile visto che di solito si passa dai fumetti per l’infanzia, molto edulcorati, ad ogni sorta di soperchierie imposte ai lettori adulti; un fumetto non per bambini che diverta anziché puntare sul guardonismo da cronaca nera per avere vendite sicure non lo vuole fare nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino: satira dissociale, umorismo nero, avventura (ossia il riuscire ad uscire in edicola) in forma di parodia, personaggi molto indefiniti, ogni tanto cambiano personalità, fiat ritmo, che gli abbiamo anche fatto pubblicità con disegni di Paolo Pifferaio a suo tempo, da commediola e una visione del mondo molto jettatoria.
Aran Cors si destreggia tra generi fumettistici di cui fa l’imitazione, edulcorata perché nato in una casa editrice forgiata da processi e sequestri, ha una narrazione molto stratificata come la torta che mi sono comprato prima, e devo ritrovare dove l’ho messa, con diversi fili di ragno che pendono dal soffitto nella stanza dove si scrivono le storie, ed è scorante. La descrittura per quanto mi riguarda è troppo complicata, visto che io lavoravo per quel fumetto che mio padre definiva come un nazionalpopolare con il brodo più allungato di un dado da brodo nel Mediterraneo, ma è anche questo che la rende una sfida”.

Quindi una sorta di raschiamento del fondo degli ultimi vent’anni e dell’eliminazione della sinuosa e schiumata (docciaschiuma non schiuma da barba) figura di Manuelle?
Parrebbe proprio commsi commsa. A meno che, da buon scemeggiatore di razza (la venderanno ancora al supermercato?), Ricciardo non abbia da giocare il classico fesso nella manica … un disegnatore a cui affibbiare tutte le colpe, ringraziandolo poi per la fattiva collaborazione anche se non era un gran costante.

E sbagliamo proprio sul serio

Qualcuno non apprezza il gestante grafico inattuale della testata, con all’Operà di Parigi nuove mani a cui hanno promesso un compenso, e con Veronica già fatta fuori, messa all’indice, ma qualcosa con il cambio di gestione sta mutando, si vede che i rapporti coi disegnatori adesso li tiene Ricciardo, mentre prima erano appaltati alla non scavalcabile matrigna (niente più mele di dubbia sanità quindi): signori e signore arriva Gianni Taccodilegno, un discendente di Ferdinando Tacconi.
L’abilissimo illustratore e disegnatore Taccodilegno, che ha collaborato con la testata Aran Cors trentasettemila anni orsomando, no, resettate tutto, oggi non ci sono con le date, realizzando graficamente, come dice la sentenza che dà ragione agli Eredi Magnificus, tre storie, poi mollò lasciandone incompiuta una quarta, ebbene, ha rivelato che sta riattaccando a disegnare Aran con il numero seicentottantacinque volte ricomprateloDegenerazione urbana“, in uscita prevedibile per Ottembre, no, Settembre 2026.
Gianlegno è un grande estimatore di Magnificus e, negli anni, oltre a cercare uno stile accostabile a quello dell’indimenticato maestro Roberto Tortellino, senza temere lo stigma de “il clone di Magnificus non lo vuole nessuno”, ha a ripreso a realizzare fumetti, come Diavolik, perfezionando il suo Tratto Pen. Gianlegno è stato riarruolato direttamente da Ricciardo, allo scopo di fare lavorare su Aran Cors un illustratore (ha fatto l’illustratore per anni, quindi stavolta la mia ricerca di uno stile lezioso è giustificata) dallo stile nuovamente Magnificusiano: se non eserciscono loro il proprio marchio di fabbrica ...
E se non si andrà in questa direzione, sbagliamo proprio sul serio.

Nel contrattempo come cambiano le cose

Intanto, questo stoico cambio del guardiano in Aran Cors, accade simulcastamente alla conclusione del e pluribus nessunum celebrato e premiato ciclo di Magnificus, pubblicato ogni settimana sull’anastasia: il fantasma di Magnificus continua ad aleggiare sulla testata, si parla solo di lui, con grande sCorno di Pax Semper.
Sarà noiosante scoprire se l’anastasia proseguirà, mentre invece io dovrò colmare il vuoto nella dialisi dei numeri saltati in padella in questi due annetti in manicomio, magari faccio un articolo riassuntivo, non so invece come si ricombineranno le cose di questo manicomio virtuale, nominato quasi per caso Aranemanu.
Con questa rottura della presunta rottura della coppia, come lo chiamo il blog? Ho chiesto degli spoiler, ma mi hanno sbattuto il telefono in faccia.
Dove andrò a parare? Al momento navigo a vista edicola, sperando nel ritorno di Manuelle … ho provato a tornare in quel bel posto dove ci sono lei e tutti gli altri, ho chiuso gli occhi, mi sono concentrato, ma ho sentito solo la vecchia acida del secondo piano che sbraitava con qualcuno dal balcone.
La mia fidanzata strega pelata come un uovo non c’è, non saprà nemmeno che sono tornato; la mia capoufficio racchia non mi ha ancora invitato a casa sua, meglio, m’ha solo affibbiato del lavoro arretrato che teneva da parte apposta per me. Invece la massaggiatrice e la trans mi hanno lasciato un loro volantino nella cassetta delle lettere scrivendomi che il primo appuntamento è gratuito a titolo promozionale, ma al mattino quando ci alziamo scatta l’obbligo di prenotare il secondo. Devo guadagnare i soldi per andarle a trovare …

Vado a fa’ nu riposino dove domme ‘a ‘sora Costanza che tanto nun remane de novo incinta visto che je già cresciuta a’panza.

 

Nobel obligatorius para mi!

Conte Tfracchia

Nun se bacia la carta moschicida.

(Conte Tfracchia)

Aran Cors 662 – recensione assente 1

Rapporto sulle ultime ricerche del sedicente “Conte Tfracchia”, che sembra sparito senza lasciare tracce, ma è attivamente cercato da due conoscenze di sesso femminile, la sua capoufficio ed una ragazza calva che si veste alla medioevale. Data la scarsa avvenenza delle due donne si suppongono dei suoi gusti un poco scarsi in fatto di donne; molto più avvenenti erano una bionda ed una mora passate ad informarsi della vicenda (hanno anche fornito un loro recapito, ed abitano in una zona un po' equivoca, dove corre voce lavori una “massaggiatrice” assieme ad una amica transessuale).
La ragazza similmedioevale ha assicurato che coinvolgerà anche sua zia nelle ricerche, aggiungendo strani discorsi, tipo sortilegi e stregonerie varie, il che fa pensare che si tratti di una matta, come un po’ matto si diceva che fosse lo scomparso.
Anche la casa editrice di “Aran Cors” ha scongiurato ed implorato di ritrovare presto uno dei pochi lettori che gli erano rimasti.
Solamente una anziana abitante al secondo piano ha auspicato che non venga ritrovato, dicendo di averlo visto senz’abiti una notte nel cortile del condominio mentre diceva, parlando al vuoto e con gli occhi chiusi, “Manuelle, dove sei finita? E quand’è che arriva Doremitilla?”.
Ad ogni modo le ricerche brancolano nel buio, così come lo stesso “Aran Cors”.

Aran Cors 661 – Un buffo del passato

Cari lettori a sbafo e non di Aran Cors, eccoci arrivati al faticosico “nuovo Napoleone” di Aran Cors Aboriginal sbarcato nelle (poche) edicole tassate e nei (troppi) centri commerciali impermeabilizzasuolo con occasionale vendita di fumetti al loro interno. Qualcosa è andato storto?

Ssstt… ssst … Bjork, perché non ti accorgi di me!

La curiosità mangiò la lingua al gatto, questo secondo me sarebbe un proverbio, in realtà ho fuso le espressioni “La curiosità uccise il gatto” e “Perché non parli? Il gatto ti ha mangiato la lingua?”; che figura! Ma, cari curiosoni impiccioni portabanconotoni, vi ho visti, eravate in tanti affacciati sotto la finestra nella speranza che apparisse Doremitilla Carezzagatti in topless per spiegarvi la trasformazione di Aran Cors. Cionocciolatostante, come importato anche lo scorso mese, non è stato varano nessun differente sformato, neppure in forno, tranne che in questo numero, un numero doppio di pagine, e per storie di 120 tavole wow!, che rappresentano un tributo all’indimenticabile Paolo Pifferaio, succeditore del leggendolario Magnificus. Perciò, dopo le ripetute rappresaglie sull’epocadimontale mutavento editoriale, siamo rimasti col gatto che ci ha mangiato le aringhe? Sembrerebbe… ma in realtà c’è da mangiare!

I nuovi piedi di Aran

Di sera tutti i gatti vanno al lardo, cioè no, di sera tutti i gatti sono bigi e tanto va la gatta al lardo che mi lascia un cotechino, em, no, che ci lascia lo zampino. Nel voltare di pochi mesi, Pax Semper ha preposto ben tre nuovi differenti piedi sulle decadute pagine di Aran Cors inediatico. In ordine perverso, abbiamo assistito al debutto – stranamente poco notato – dell’interessante Luca Esposizione, e della prima gelida manina femminile, se la lasci riscaldar, in assoluto – perché non conosco le tavole della gentile Clara, partecipante allo scorso “Rinfreschiamo Aran Cors” ed arrivata terza, qualcosa si vide sull’albo – Veronica Guttalax. E il terzo? Se lo stanno chiedendo tutti, perché finora si è visto solo sulla copertina del seicentosessantuno volte ricompratelo, firmandosi con l’acropoli ARMA e, forse, potrebbe essere pronto a sparare a Trump da … no, che dico, magari non fa solo il copertinista. Magari lo vedremo già sul seicentosessantadue volte ricompratelo? Non ci metterei il Muzio Scevola sul fuoco seppure, nuova scopertina a parte sotto la minaccia del pugno di Pax Semper, sarà altrettanto facile vedere Dariush Persianush.

Io tremo in poche parole

Tremo perché quello che era poco ristampato rimane poco ristampato e quello molto ristampato diventa fin troppo ristampato. I due episodi prescelti per ricordare Paolo Pifferaio, storiografico disegnatore che ha disegnato con una catena alla caviglia, lunga giusto quel che bastava per andare in bagno, una vasta parte della produzione di Pax Semper sin dal suo ributto come scemeggiatore, sono Una ragazza chiamata Brandy (hic hic), tratto dal numero novantotto, e Buzzurro alla fattoria, tratto dal numero centoundici. Ardesio indicarli come i numeri migliori di Pifferaio/Semper, stranino però non vedere al loro posto, uno al posto di due, un Paolo Ferrari al contrario, il precedente novantasetteViolenza Proibita– questo sì tra i più divertenti in assoluto perché Rob prende un sacco di botte finendo all’ospedale, e questa trovata fine ed oxfordiana fa divertire noi lettori sadici. Brandy è la classica ragazzaccia che si prende, tra tante altre, i soldi di Aran andandone poi a cercare altri altrove, questo prima dell’arrivo di Manuelle quando i ruoli si invertono, ed è lei a dare i soldi al marito. Mentre la seconda storia propone uno dei nemici più noti del J.L.S., Pneumaflex, bandito dal corpo di gomma creato per la tv perché l’altro trasformista sapeva troppo di fumetto nero per una trasmissione rivolta ai bambini (ideato oltretutto sfruttando un gioco di parole banalotto in maniera gratuitamente malvagia), e uno dei comprimari più caratteristi: Guido Sgrugnato!

Abbasso le ristampe

Obbligatorio rompersi l’anima per l’ennesimo sbolognamento di ristampe, ma è altrettanto delegittimante per l’editore artefare un periodico mensile per coprire i costi di produzione – senza fare la fatica di offrire un prodotto professionale – Non possiamo ricordare che, mensolamente, Aran porta a casa di Pax Semper almeno cinquemila – chi ha detto BUM – copie di (senz’arbitro)venduto che possono ritenersi molte vista la qualità dei testi ma che, nella realtà, sono un risultato dei successi del passato, guardate invece i disastri degli altri editoriBonomelli e Asterlina a parte -. Non va ricordato che il vizio dei vuoti di produzione surrogati dalle ristampe, questi signori a corto di fill-in lo facevano sin dai tempi – ormai lontani – della famigeratissima coppia Krinimal e Sartanik, chi parla di scandalo è un ignorante – è fattuale, siete degli ignoranti, capre, capre, capre!

Eppure tutti quei piedi…

Ma i tuoi piedi, tattattara, ta …Da molto tempo, come già rammendato, su Aran troneggia con consistenza l’annuncio per la ricerca di nuove leve, con testi scritti coi piedi ci vuole gente che abbia buone mani. Ma davvero Aran Cors ha bisogno di tanti disegnatori per non bucare mensilità in edicola? È uno scandalo (no, non sono ignorante), in passato, i soli Magnificus, Paolo Pifferaio e lo stesso Dariush Persianush si occupavano della maggior parte delle uscite periodiche! Adesso che cosa c’è di diverso? Anche se dimentico che il primo ed il secondo sono stati spremuti come limoni, ed alla fine se ne sono andati, ed anche gente come Piccirillo e Worac ha descritto la propria esperienza come un dissanguamento. Immesso che il terzetto di storiografici illustra-attori è stato spesso ausiliato da carapaci passatori a china – incaricati di finire le tavole e di far risparmiare tempo per poter lavorare ancora di più -, in tempi moderni un disegnatore, pagato una miseria in stile Gruppo J.L.S., spesso è costretto a sopravvivere con secondi e terzi lavori, il quarto no perché hanno sonno, limitando il tempo dedicato alle megalomanie editoriali. L’editore deve però sopravvivere a propria volta. Ecco quindi l’aiuto dato dalle ristampe o da salterine mani mandate allo sbaraglio. Finalmente ho detto una cosa sensata, adesso ne dico un’altra: chi va dalla strada vecchia alla nuova fa le uova, no, piove piove e si va per la strada vecchia, sotto la pioggia, no, si va con la gatta per la strada nuova … no, com’era …

Una lettera strana

Ma che è ‘sta lettera che mi è arrivata, con due calligrafie differenti: “Ah ah ah ah, siamo qui, no, no, non siamo qui per restare”, ma chi sono, Neggy e Sartanik? Le calligrafie mi sembrano diverse, bò, provo a telefonare alle neosposine … niente, han detto che non mi hanno scritto una lettera; quando le chiamo hanno sempre il fiatone, eppure mi han detto che non gli piace correre, chissà perché allora. Vabbè, riprovo a leggere questa lettera senza senso, “Aveva ragione quel mio amico, bisognerebbe far fare tutto ai giapponesi, anche i campanelli per chiamare la gente, con un suono in giapponese arriverebbero subito per paura dei samurai, ciuli fruli bruli, ah ah ah ah; no no, tutte sciocchezze, le produzioni giapponesi sono le più odiate da tutto il mondo, che sarei io, è dagli anni ottanta e tre quarti che ci sono tipi che sono più bravi, e lavorano tutti a Morpurgo …: guarda, arrivano gli infermieri …”, e qui si interrompe; adesso ho capito, mi sono ricordato tutto, si tratta di Antennix e Rimanuele “Rima” Gioviano, debbono essere in manicomio assieme, m’han spedito ‘sta lettera incompleta, speriamo che si dimentichino il mio indirizzo.

I doveri del coniuge

La capoufficio racchia in questi giorni se ne sta buona, per fortuna, non così la strega giovane, brutta e pelata come un uovo che si è installata in casa mia, e che ha scritto un regolamento dei doveri coniugali, con particolare accento sul “dovere”. E io devo adempiere, per fortuna mi rimane il tempo per leggere Aran Cors, non si stanca mai quella, io invece ho il fiatone. Se n’è accorta anche la capoufficio racchia quando mi ha chiamato al telefono, tanto che mi ha detto (cioè imposto) di andare a riposare … da lei a casa sua, altro che riposo!

Vado a magnarme er fegato da Natalino er Balasso, in compagnia del Visconte Beppe Grappeggia: je raconto tutto quello per cui provo invidia, me tengo er posto finchè non parlo de Pax Semper, a quer punto me chiedon de lassa’ er posto a un artro.

 

Nobel obligatorius para mi!

Conte Tfracchia

Omo de panza, er cibo non gli avanza.

Conte Tfracchia

 

Aran Cors 660 – Putinferio fa la guerra

Cari lettori a sbafo e non di Aran Cors, curiosoni e guardoni attendevano questo nuovo numero con una certa apprendizione: Aran resta aperto dopo le 12, NO Aran chiude i battenti ingloriosamente, NO Aran passa al formato “quadrotto” e porta a 322 le pagine, NO Aran cambia mano e viene disegnato con due mani sinistre … cosa sarà mai stato promesso fintamente?

Molto rumore sul nulla

Come la peggioranza dei lettori dovrebbe orsempre sapere, il nobister è un grande plagiatore dei classici tra i quali spacca, solvente nei titoli e soggetti di Aran Cors, il nome di William Scps…Psckp…Spstkt… Alvaro Vitali tutta la vita, dicevo, improbobabilmente il più grande drammataumaturgo e poeta anglosassone soprannominato il Braccobardo Bau. Tra le sue operette ricordiamo poco volentieri Troppo rumore sul nulla, nella quale, una coppia di innamorati tramagliati è costretta ad affrontare situazioni quali lui che a momenti sposa la Perpetua del prete, querelato poi dall’avvocato Gazzettagarbugli che voleva sposarsela lui, lei che è costretta a correre una maratona al canto di “Adelante De Piscopo ma con juicio” e così via, prima di raggiungere il lieto fine e potere così finire finalmente di leggere il libro. C’è stato molto – irragionevole – rumoreggiare per la spaventata chiusura di Aran, ma siamo ancora alle solite col vecchio bistrattato formato tascabile con il seicentosessanta volte ricompratelo e con in quarta di copropertina… il seicentosessantuno: stesso identico formato! Tradimento!

Era già tutto imprevisto

In rete – per gli ardimentosi sciagurati che ancora vi prestano ascolto – si vocifera di un insanabile tradimento di Pax Semper per l’ennesima volta nei confronti dei suoi (tar)tassati lettori, quando non li querela, perché il seicentosessantuno non era previsto, e comunque in uscita con nuova numerazione e sformato srivoluzionato, detto direttamente dalla bocca dell’hoggboss. La sola diversificazione sarebbe invece semplicemente il numero delle pagine, il doppio rispetto alle  tradizionali centoventi – ora portate a novanta per incapacità (che un altro scrittore al posto di Pax sarebbe stato linciato virtualmente)– dell’albo singolo, grazie tante al ricacciaggio di due episodi disegnati (sembra chiaro a tutti tranne che a me, visto che c’è scritto) dall’indimenticato Paolo Pifferaio, colonnata poco gratificata del mensile per tutta l’età di mezzo. Le cause? No, non le cause in Tribunale fatte e subite da Pax Semper, quelle che vi ho detto più sopra (ma dove? Ah si, lo sproloquio scorso): un forte ritardo causato dai disegnatori attuali addormentatisi sui tavoli sopra le tavole, lavoro senza sosta, e che sarà mai!

Io tremo in poche parole

Tremo perché non solo non ci sono notizie certe, ma perché non si sa dove si va a parare. Si chiude la disavventura in terra rossa di Aran e Manu tra espionage, contre-espionage et escargots. Che dire, stavolta Pax con le sue storie senza senso ha deluso pure i sostenitori più duri, ma io faccio finta di niente. Curioso che Aran sia rifinito dalla parigina uno spione con poco esperienzone quando, per il tempo che sapete, il biondino ex agente segreto J.L.S. ha buzzicato a più comprese il mondo dello spionaggio. Luka Esposizione disegna le tavole di questo seicentosessanta e ci riesce decisamente bene, adesso aspetto la prossima della collega Veronica a cui vorrei chiedere l’indirizzo. La storia ricalcata, eh si, magari ricalcasse ancora qualcosa, adesso più neanche quello, la direzione enricointrapresa da Pax Semper da un po’ di tempo a questo tempo e, oltre a concentrarsi al limone sulla coppia di sposatini, attinge al pozzo senza fondo del mondo oniuruseiyatsuratico, al mondo dei sogni scusate, e alla presenza costante dei Fatebenefratelli (che poi uno dei due è morto, vabbè).

Ritorno al caltavuturo

Erano i ruggiti anni ottanta del ventesimo seccolo, quando il buon Pifferaio, arcistufo di sfornare tavole mensili per Aran e logorato dalla vita moderna e dai continui ingenerosi paguroni con l’astrale Magnificus, decideva di allontanarsi dalla tirannia finora subita in sfavore di nuovi giovani illusi. All’epoca, Aran Cors era alternato tra alcuni schiavi sottopagati, tra i quali Giuliano Piccirillo, Raffaele Della Manteca e un acerbo Dariush Persianush. Due sono scappati, il terzo no, comunque non ne ho citati altri quattro. Oggidì si ritorna cercare disegnatori economici con la proposizione di Veronica Guttalax – nello scorso numero – e con il promettente Luka Esposizione nel mese discorrente.
Spero di leggerli ancora quando scapperò a Caltavuturo per sfuggire alle mie donne.

Le scarse vendite di Aran

Dunque, un tale di Vicenza ha detto di essere più bravo di me a sparare frottole sui dati di vendita, adesso gli dimostrerò di essere almeno alla pari. Tranne quelli che sono proprio ad un passo dalla chiusura, attualmente le vendite dei fumetti sono piene delle classiche vacche magre. Aran è assente in molti centri commerciali – ne ho contati almeno tredicimila, queste app fanno miracoli tranne quelle dedicate agli appuntamenti – ai quali vanno aggiunte ovviamente le edicole – un Aran almeno ogni quattro/cinque vendicorsera -. Tutti assieme questi bei posti saranno circa venticinquemila, ma nessuna mi vuole dare appuntamento lì: a spannocchie, Aran Cors Aboriginal ogni mese raggiunge almeno cinquemila/seimila milioni di copie e, nelle zone di peggior concentrazione urbana come Milano e provincia, località turistiche e balneari, e tutto il restante nel prefisso telefonico, troviamo più e più copie per numero. Se ne deduce che adesso la stiratura dovrebbe attestarsi attorno alle ottocentomila/milleduecentomila milioni di copie e, solitamente, non posso comprarle tutte io, al massimo due: facendo i conti con la serva, che però risulta già fidanzata, troviamo di conseguenza grosso modo cinquemila/seimila miliardi di copie di venduto: ma sia chiaro, non è che la cifra sia reale, è semmai più probabile che sia matto io.

Dariushi, dove sushi?

Inutile girare tanto intorno al tavolo in cucina aspettando il prossimo albo in edicola, di Dariush Persianush si avverte la mancanza a partire dalle copertine. Per quanto Sottopagata 1 e Sottopagato 2 – i nuovi arrivati – possano essere bravini, sono ancora molto lontani dal fare quel che fa Persianush: se arriveranno a non farlo rimpiangere è troppo presto per saperlo. Qualcuno ha intuito che Dariush Persianush ha abbandonato la baracca, visto il crollo inarrestabile della qualità, ma la realtà ufficiale come al solito è ben differente: la colonnata poco gratificata di Aran Cors sin dagli anni ottanta è stato ora dirottato su Petronilla, una delle tante bubbole raccontate da Pax Semper, ispirata da un fatto vero: anni fa Marco Nicoli fu dirottato da Aran Cors a Diavol Park, poi quest’ultima testata chiuse, e Nicoli passò a lavorare per altri editori; adesso ci si inventa una testata fantomatica su cui starebbe lavorando Persianush, che in realtà se ne è già andato, e che non partirà portando all’apparente abbandono di Persianush in realtà già al lavoro altrove mangiando sushi. Nella seconda di scopertina, da qualche numero, compare l’annuncio per la ricerca di nuovi disegnatori, come se ci fosse ancora qualcosa da disegnare, ed è sempre rimpianta la presenza di Dariush Persianush. Perciò Big Persianush ha definitivamente lasciato Aran ad altri disegna-attori? Lo sapremo solo… alla prossima fregatura!

Sciopero? Magari

Ieri eravamo in sciopero, nel mio posto di lavoro. La mia capoufficio racchia però mi ha detto che nel mio caso, lo sciopero lo avrei esercitato con lei a casa sua. E così, mentre i colleghi sfilavano in libera uscita per le vie della città, lei a casa sua dirigeva il lavoro con una meticolosità ed una rigidità incrollabile, quasi una schiavista, aveva persino scritto una scaletta su una lavagnetta, ho dovuto contrattare le pause, per fortuna erano compresi anche pranzo e merenda visto che sono rimasto da mattino a sera. Impossibile farsi pause non autorizzate dal lavoro visto che c’era ovviamente anche lei.
La sera sono tornato a casa barcollando, e sono riuscito a farmi uno zabaglione. Alla strega ho detto che eravamo scappati dalla polizia tutto il giorno.

L’uovo della strega

La strega giovane, brutta e pelata come un uovo m’ha pure obbligato a ripetere quel che avevo fatto con la capoufficio racchia, e siccome mi vedeva stanco m’ha fatto bene uno strano uovo … m’ha poi detto che si trattava di un uovo di drago, ne fanno diversi per cui alcuni se li cucinano, il problema è che poi con l’alito che mi è venuto ho incenerito la lista della spesa mentre la tenevo in mano.
Con quel cranio pelato lucido la strega sembra proprio un uovo.

Me vado tirà la rete in barca che forse pijo qualche granchio blu, che li prezzi de la pescheria me fanno diventa’ blu.

 

Nobel obligatorius para mi!

Conte Tfracchia

Nun se buggera er dune buggy.

Conte Tfracchia

 

Aran Cors 659 – 4 lettori in meno

Prima di iniziare vorrei esprimere la mia ferma condanna per la infame ed ignobile aggressione di cui è stato vittima il nostro amato Pax Semper pochi giorni fa: l’hoggboss stava passeggiando per le vie di Milano quando è stato assalito da un tizio alto, completamente coperto da un costume nero con grandi occhi e la figura di un ragno bianco sul petto, che diceva di chiamarsi SupaidaBop; per fortuna Pax è riuscito a scappare subito dentro i grandi magazzini Upim, ha pure cercato albi suoi in vendita poi si è ricordato che era una cosa di decenni prima. Alla fine Pax Semper è riuscito a tornare a casa illeso, ma non finirà qui: stiamo già cercando di contattare la A.C.I.C.L. (Associazione per la Caccia Implacabile ai Cerberi Lamentosi) …
Cari lettori a sbafo e non di Aran Cors, pare arrivato il momento faticoso dell’ultimo numero di Aran nel consuelo formato che abbiamo comprato per oltre cinquant’anni di uscite mensili! Ed eccoccoci qui, a veder sparire l’ultimo tascabile umoristico non manga! Già mi manga!

Piccola boutade

Come dite? Non sono una fonte credibile? Siamo giunti-marzocco al numero seicentocinquantanove volte ricompratelo e ce ne vuole ancora uno? Ah, perbaccanale! Avete perso la ragione… visto che come me avete anche torto (io sempre). Questo 4 lettori in meno sarebbe dovuto essere il seicentosessanta ma, per rigonfiamento delle mani, Dariush Persianush e le altre mani in supporto grafologico, non sono riusciti a ultimare il previsto seicentocinquantanove. Perciò Pax Semper è stato costretto a frustarli ed a scambiare gli ultimi due numeri.

Ritorno al mancato passato

A tutti i difetti, l’inediatico di questo mese rappresenta un autentico ritorno ad un mancato passato non molto recente. Nelle intenzioni dell’hoggboss, 4 lettori in meno era il numero deputato a chiudere la serie di Aran Cors, nel consuelo formato tascapanabile. Una decisione insolita per la testata, se consideriamo che l’altra aspirante disegnatrice, non assunta, era roba del 1988-89, davvero insolito affidarsi non ad un esordiente ma ad una esordiente. Sono in brodo di giuggiole, la seconda esordiente femminile per le tavole del nostro Aran! Ma anche un balzello che Pax Semper deve pagare agli amanti del gentil sesso ed il giusto riconoscimento da parte dell’autore a chi nelle sue storie di solito non fa una bella fine: la donna.

Io tremo in poche parole

Tremo perché non sembrano più capaci neanche di uscire regolarmente in edicola, ma anche senza il “regolarmente”. Aran e Manu sono contattati dallo scialbo tenente Frolland a supposto di un’operazione matta a sgobbaminare una banda di rapinatori omicidi, i quali finiscono per assecondare la tendenza delle storie recenti a non avere un senso. Pur a disagio e disozio per il compito che si disverza dalle loro corde da chitarra o da spaghetti alla chitarra, la coppia di spossatini accetta di farsi una passeggiata tra le forze dell’ordine tanto per far presenza e mascherare la finta storia insulsa ed insignificante; in questo frangiflutti, Aran spolvera una impassibilità da politico trom(….) alle elezioni, e la stessa Manuelle vorrebbe esserlo anche lei, per cui avendolo sposato … – qui, il doppio senso ci sta tutto, ehm… -. La vicevicenda vede aggiunto forzatamente anche il Numero Uno e mezzo, in una preambolo da storia onirica come tante ne hanno sbobbate, e il resto del gruppo J.L.S. tanto per far presenza.

Le richieste di Pax Semper

L’hoggboss prega i lettori, in seconda di scopertina, em, copertina, di esprimere il loro sindacabile giudizio sulla prima prova scritta, no, disegnata, di Veronica Gutti, no, non è così il cognome, la Kharkadea con i suoi errori mi ha fatto sbagliare - è anche che quando io e lei ci incontriamo facciamo alla svelta, ci esprimiamo a gesti e con dei “Gut! Gut!” - la nuova mano femminile all’opera su Aran, che gelida manina, se la lasci riscaldar, che si occupa anche della scopertina – assegnata da molti anni solo a Persianush. Che dire? Veronica, già decantata da Celentano e Bennato, ci mette un certo impegno, rifinendo i quadri, anzi sembra voler strafare, ma il disegno è ancora acerbo come quell’accidente di frutta che ho in cucina e che non si decide a maturare, e le anatomie sono da perfezionare un tantino – specie in alcuni quadri – se no Manuelle e la Carezzagatti sotto la doccia verranno male! C’è da ricordare che anche il vetereveltroniano Dariush Persianush ha impiegato un sacco di tempo di rodaggio, prima di prendere il tagliando. In un suo editoriale, Pax Semper dichiarò così: lo stesso periodo di tempo servito al buon Dariush non sarà concesso ad altri, non è un capello ma un crine di cavallo uscito tempo fa; nella sparizione edicolistica attuale, tanto delle vendite che dei punti-vendita, si continua a pubblicare soltanto perché lo si faceva già prima! In definiticativa, se Veronica può diventare una vice-titolare, deve farlo in frettissima, se no si passerà dal “Veronica verrai” al “Senza di te, Veronicaaaa”; Luk Bonovoxis ha già fallito.

Manca la quarta di reggiseno

È vero, è vero. Manca la quarta di copertina, ma dove? Nella mia copia forse. La scopertina del seicentosessanta volte ricompratelo di Aran – salvo nuovi tentativi di salvarsi dell’editore – la trovate QUI, QUO e QUA  scusate, sto sbacchettando, volevo dire che ho postato solo il fronte e non il retro dell’albo.
Perché dovevo sbattervi in fronte la scopertina di Krisskross, che si scopre solo all’interno dell’albo, ma non si vede mai la sua collezione di reggiseni, di che taglie saranno? Ce l’avrà la quarta?
Semplicemente adesso faccio un articolo solo per mese, non ne faccio più due, nemmeno ho il tempo necessario a scrivere un articolo ad coc, alla coque, com’è, si cara, tra poco arrivo, per codesto albo, ma sarebbe stato un derelitto ignorarne l’uscita! Si definisce PAX SELLTOYOU ALL non per caso: disegni – Dariush Persianush – e testi – acciaio inossidabile Pax Semper – sono ben sopra la media del 5 delle storie di qualche tempo fa, adesso siamo a 3 o anche meno, non prenderlo è da vero derelitto! Inoltremanica dovrebbe essere proprio il formato prescelto per la rifondazione di Aran, a partire dal seicentosessantuno volte ricompratelo, che invece è ancora tascapanabile, ma che fanno alla 1000 Volte Peggio!

Punizione disciplinare

La mia capoufficio racchia mi ha scoperto a leggere Aran Cors sul lavoro, e mi ha detto che mi voleva con l’albo non nel suo ufficio ma a casa sua, nel pomeriggio. Ho obbedito e ho dovuto leggerglielo tutto, qualcosa le è piaciuto, voleva addirittura segnarsi una battuta sul cuscino, ma io le ho detto di aspettare di alzarsi dal letto e prendere un foglio di carta. Le ho anche detto di cambiare coperte che adesso fa più caldo (però la frutta in cucina non matura lo stesso).
Alla fine sono tornato a casa barcollando, nonostante lo zabaglione che mi aveva fatto bere la capoufficio racchia prima dei baci, dopodiché, messa al sicuro la mia copia di Aran Cors, ho scoperto che …

La Devamp

La strega giovane, brutta e pelata come un uovo aveva letto la mia posta, ed aveva trovato la lettera della Teatrante Vampira N.1 della volta scorsa, allora era andata dalla sua zia, quella strega rotondetta e simpatica di cui ho parlato altre volte, e ne era tornata con una pozione, dopodiché era andata dalla teatrante (l’indirizzo era sulla busta), e con la magia l’aveva costretta ad ingollare la pozione; io sono arrivato proprio in quel momento, ero stato avvisato da un foglio della strega sulla mia scrivania.
Voi non ci crederete, io si perché l’ho visto, la vampira si è devampirizzata, è diventata una ragazza normale, non beve più sangue, il latte invece si, effetto definitivo. “Oh bè, pazienza”, è stato il suo commento, non sembra essersela nemmeno presa; Quinto Alessandria era ancora lì, un poco più in sangue dopo che ero intervenuto un mese fa, ed ha colto l’occasione per andarsene, mi ha detto che prima di tornare a casa avrebbe controllato se era tornata a casa l’emittente GXT.
La teatrante mi ha strizzato l’occhiolino, ma le ho risposto che per 2 o 3 giorni è meglio se non mi faccio accorgere dalla mia fidanzata strega, la richiamo ...

Me vado a rilegge’ le memorie de Kriskross pe capì come fa a portarse n’alcova attrici, cantanti, ex semifirst lady e miss sudamericane che il cielo le manda senza invitamme mai a me …

 
Nobel obligatorius para mi!

Conte Tfracchia

Se er vinello nun lo assaggi, non magni l’uva da dentro come le formiche.
(Conte Tfracchia)

 

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